Il premier e la repressione
Thailandia, Thaksin Shinawatra riconfermato primo ministro. Dopo 4 anni di violazioni dei diritti
La scalata al potere del primo ministro tailandese Thaksin Shinawatra è stata rapida e senza precedenti. L’ex poliziotto del nord (nato a Chiang Mai) è riuscito negli anni ’80 a costruire un impero delle telecomunicazioni e nel 2001 a prendere il potere con un partito fondato solo tre anni prima, il Thai Rak Thai (o ‘Thai Loves Thai’). Domenica scorsa una nuova conferma: Thaksin ha stravinto alle legislative ottenendo 375 seggi del parlamento su 500. Un risultato così devastante per il partito Democratico all’opposizione che il suo leader ha dovuto dimettersi dopo i primi scrutini. Per la prima volta nella storia democratica della monarchia costituzionale, il partito di maggioranza non dovrà coalizzarsi con altri per reggere l’Esecutivo e ciò preoccupa molto i rivali che temono l’instaurazione di una ‘dittatura parlamentare’. Ma sono soprattutto le organizzazioni umanitarie di tutto il mondo a esprimere perplessità sull’operato di Thaksin: “Molti progressi compiuti dalla Thailandia negli ultimi dieci anni sono stati vanificati dal premier” dice Brad Adams, portavoce di Human Rights Watch (HRW).Repressione poliziesca nel sud musulmano e povero, esecuzioni extragiudiziali nella lotta alla droga e censura dei media sono solo alcuni dei gravissimi abusi ordinati da Thaksin nei primi quattro anni di governo. Ma questi non sembrano aver leso la sua popolarità: a votarlo infatti sono stati i poveri che hanno creduto alle sue promesse di sradicare la miseria e in generale tutti coloro che hanno apprezzato la gestione della tragedia del 26 dicembre scorso. Lo tsunami ha causato 5.300 morti e danni ingenti alle coste turistiche.
continua...
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